Essere Cintura Nera
Un articolo di Roberto Peirano
Yudansha del Dojo Aikido Torino
Non ho avuto neanche il tempo di riprendermi dall’elevato sforzo fisico e mentale dell’esame e di assaporare il piacere per il raggiungimento di un traguardo importante perché, dopo una settimana la vita mi ha posto di fronte alla prima vera prova da cintura nera: il licenziamento improvviso per riorganizzazione aziendale e riduzione costi.
Per me è stato un colpo durissimo, un terribile shock, perché arrivato in modo imprevedibile dopo 14 anni di lavoro in azienda, durante i quali ho sempre dato il massimo e raggiunto risultati ed obiettivi importanti.
Nei successivi 10 giorni mi sentivo frustrato, svuotato e scoraggiato e continuavo a rivivere e a ripensare continuamente all’evento traumatico, concentrandomi unicamente su quello che potevo aver perso e sulle cause, senza riuscire a trovare risposte esaustive.
Sentivo però dentro di me di avere degli strumenti per far fronte alla situazione, che una pronta reazione da parte mia era necessaria, e che questo atteggiamento pessimistico non mi avrebbe portato da nessuna parte.
Ho iniziato allora a pensare ai miei validi riferimenti nella vita di tutti i giorni: O’ Sensei, Tada Sensei, ai Maestri Tamburelli e Ajad, agli altri insegnanti di Aikido Torino e a tutti i compagni di pratica con i quali ormai da anni condivido l’esperienza del Dojo sul tatami e fuori, e mi sono chiesto come dovrebbe comportarsi una cintura nera per fronteggiare le avversità della vita ed in particolare di fronte ad un evento spiacevole ed inatteso come questo.
Riuscire a cogliere all’interno di una situazione all’apparenza completamente buia e negativa, quello spiraglio di luce, seppur piccolo, verso cui indirizzare il nostro KI in una condizione di centratura.
A questo punto ho sentito interiormente la responsabilità del riconoscimento del I Dan, ed il dovere di reagire subito in modo energico ma positivo e costruttivo. Considerando il continuo mutamento della natura e il suo alternarsi tra fasi positive e fasi negative, ciò per me significa riuscire a cogliere all’interno di una situazione all’apparenza completamente buia e negativa, quello spiraglio di luce, seppur piccolo verso cui indirizzare il nostro KI in una condizione di centratura.
Improvvisamente l’alone di grigio che mi aveva avvolto ha iniziato a dissolversi, lasciando posto ad una maggiore resilienza, ad un crescente senso di fiducia, speranza, ottimismo e consapevolezza delle mie capacità e possibilità, e a vedere la circostanza, anche se giunta inaspettatamente, come una reale nuova ed importante opportunità ancora da scoprire.
Mi sono pertanto attivato con spirito proattivo per concludere al più presto le pratiche di uscita dalla mia vecchia azienda nella ricerca del nuovo lavoro, con l’energia e lo sguardo rivolti verso il futuro.
Questo progressivo cambiamento di mentalità nel vedere le cose ha avuto un impatto positivo anche sulla pratica, perché ho iniziato ad arrivare agli allenamenti più rilassato, concentrato, morbido ma pieno di KI. Lasciare scorrere l’energia libero dai problemi, senza impedimenti e costrizioni, mi ha permesso di praticare nel mese di luglio con una maggiore centratura nel tanden, con l’anca bassa e senza tensione sulle spalle, sentendomi più armonico e leggero.
Ora sono impegnato nella ricerca di una nuova occupazione professionale, so che la strada può essere ancora lunga e francamente non so ancora quanto tempo ci vorrà, ma sto vivendo questo periodo con una buona predisposizione d’animo ed un’energia positiva; mi rendo conto di essere maggiormente presente nel Qui e Ora: ho una maggiore sensibilità nel cogliere ciò che accade intorno a me, mi sento più in armonia con la natura e con gli altri, e nella difficoltà ho scoperto di avere molti più amici veri di quanto pensassi; per questo esprimo profonda gratitudine.
In conclusione, ritengo che l’obiettivo finale non sia quello di “avere la cintura nera”, ma la nostra aspirazione dovrebbe consistere nell’”essere cintura nera”, poiché “essere cintura nera” è uno stato mentale ed uno stile di vita. Il raggiungimento della cintura nera semplicemente ci abilita a praticare ad un certo livello e rappresenta lungo la Via, un nuovo punto di partenza, per uno sviluppo più profondo della persona ed una più completa armonizzazione di Corpo, Mente e Spirito.
Roberto Peirano




Molto interessante la tua visione sull’essere una cintura nera,trovo i tuoi pensieri degni di nota,come amico e compagno di Dojo ti apprezzo moltissimo ,spero che presto i problemi svaniscano,cosi che tu possa essere sereno sempre più. Con affetto,Angelo.
Carissimo Roberto, ciò di cui scrivi nel tuo contributo è esattamente il motivo per cui alla tenera età di cinquant’anni insisto testardamente nel voler praticare pur essendo solo una principiante. È questa manifestazione nella vita quotidiana, questa lezione di centratura nel ‘Qui e Ora’, come scrivi tu, che io aspiro a raggiungere. La tua testimonianza mi riempie di gioia. Sia perché ciò che scrivi è evidente nella tua persona: è bello vedere come un amico sia stato capace di vivere con uno spirito diverso, quello di ‘una cintura nera’ , difficoltà che abbatterebbero chiunque altro..
Sia perché la tua condivisione aiuta tanto nella centratura anche me, che sono anni luce distante da una cintura nera, ma che guardo con speranza e gratitudine il percorso che mi aspetta.
Grazie, dunque, di cuore, Roberto!
Caro Roberto,
La forza d’animo che questa bellissima arte marziale fornisce allo spirito di ognuno di noi è enorme e difficile da spiegare, comprendere. Anche se chiusi nella nostra mente, nelle nostre convinzioni, lo spirito dell’Aikido riesce a penetrare le barriere più fitte e diffondersi come acqua. Quando la vita lo chiede, e siamo pronti, quest’acqua di pura energia esplode in tutta la sua grandezza rendendoci padroni della luce e del buio nel nostro animo. Diveniamo resistenti bambù che rispondono agli eventi e con leggiadria rimangono centrati, non si spezzano ma danzano sorridendo alle avversità.
Era il momento di “essere cintura nera” e con umiltà e dignità lo hai e stai dimostrando ogni giorno 🙏🏻
Flaviana
Bravo Roberto hai inciampato ma ti sei rialzato prontamente e con lo sguardo a cercare il riflesso di luce…
Questo parallelismo tra la vita sul tatami e quella fuori lo trovo stupendo e molto genuino.
Bellissimo articolo, scritto come pochi riuscirebbero a fare.
Grazie grazie grazie
Grazie Roberto per avere condiviso questo passaggio importante della tua vita fuori e dentro il tatami; le sfide che arrivano nel nostro percorso illuminano gli strumenti che in quel momento abbiamo per accoglierle, e nelle tue parole è vivida l’energia con cui questi strumenti sono pronti a essere maneggiati, non un semplice “avere” ma un “essere con” loro, come ben sottolinei!
Grazie mille Roberto per il bellissimo scritto e per aver condiviso questo momento con tutti noi. È vero che gli incidenti di percorso destabilizzino sia il nostro animo che il nostro fisico ma, è anche vero che condividere possa esorcizzare ciò che di negativo investe le nostre vite. Da ottimo praticante quale sei hai saputo ritrovare il tuo centro facendo un ulteriore passo avanti, vivendo e praticando con armonia. Grazie per averci dato questo splendido esempio e essere il nostro compagno di Dojo!
Grande Roby!! Hai tirato fuori tutto te stesso in queste parole, mi ricordo le parole dei bambini di quando anche io ero bambino che si usava dire “sono cintura nera di questo e di quell’altro sport!!”…io preferivo fare goal!😂
Quando lo sono diventato io , era la fine di un percorso è l’inizio di un percorso ancora più complicato e difficile !! Con quello che ti è capitato hai dovuto metterti subito alla prova, vedere se sta’ cintura nera servisse a qualcosa…cavolo, se ti è servita!!! Avrebbe stroncato chiunque,ma tu hai reagito con coraggio e determinazione, bravo Roby !!
Stai basso…. però 😂😂😂‼️
Grazie Roberto per la condivisione di questo importante passaggio della tua vita. Le tue parole mostrano come essere cintura nera e, vorrei aggiungere, essere Aikidoka, significa molto più che praticare una disciplina e conoscerne le tecniche. Vuol dire saper cambiare il modo di stare con sé stessi e con gli altri e di affrontare le difficoltà. E tu lo stai dimostrando, dentro e fuori dal tatami, rimanendo centrato, morbido ma pieno di Ki. Complimenti per il coraggio! Felice di essere tua compagna di pratica 🙂
Salve…
L’Aikido si pratica in Dijo, ma si manifesta nella realtà.
Complimenti per il primo grado Dan raggiunto.
Bravo Roberto!